|
Museo
di Storia Naturale Sez. di Antropologia e Etnologia Firenze
Nella cornice
storica del Palazzo Nonfinito ha sede il Museo Nazionale di
Antropologia ed Etnologia. L'edificio, di origine cinquecentesca, fu
progettato da Bernardo Buontalenti. Il Museo, primo nel suo genere
in Europa, venne fondato nel 1869 dall'antropologo Paolo Mantegazza
nell'intento di raccogliere e documentare le culture e le
popolazioni del mondo. Il percorso museale si snoda lungo le trenta
sale poste al secondo piano del Palazzo.

Il Museo è allestito secondo un criterio geografico e cronologico.
Vi troviamo la sezione dedicata all'Africa, all'Asia, all'Oceania,
Indonesia, America che accolgono utensili e oggetti di uso
quotidiano; gli strumenti per la caccia e la pesca; armi e abiti in
diversi tessuti raccolti da scienziati come il Beccari o il Biondi
tra 1872 e il 1900. Nelle vetrine, originali ottocentesche, sono
esposti i gioielli e gli abiti usati per riti religiosi e magici.
Nella sezione dedicata all'Oceania i Boomerang australiani e i
reperti raccolti da Cook tra i 1776 e il 1779. Dalla Polinesia le
vele e le imbarcazioni primordiali. I resti umani provenienti da
popoli che praticavano l'antropofagia. Una sezione a parte è
dedicata allo studio dei caratteri somatici dei popoli del mondo:
raccoglie numerosi crani e frammenti ossei provenienti da diversi
paesi. Il Museo è dotato di una ricca biblioteca a disposizione di
ricercatori e studiosi del settore.
.
.
Il Museo Nazionale di Antropologia e Etnologia è
situato
al pian terreno ed al piano primo del Palazzo Nonfinito nel centro
storico di Firenze.
Il museo è stato istituito nel 1869 da Paolo Mantegazza (il primo in
Italia), successivamente arricchito da Aldobrandino Mochi e da Nello
Puccioni.
All'interno delle sale vengono conservate ampie documentazioni degli
usi e dei costumi dei popoli che hanno vissuto sulla terra, nonchè
varie collezioni riguardanti le razze umane.
Il Museo di Antropologia e Etnologia può essere considerato una
sezione del Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze. |
|
Biblioteca
degli Uffizi Firenze
Una sontuosa
biblioteca che raccoglie 76mila libri, tra cui 470 manoscritti
pregiati come la prima e rarissima edizione delle Vite del Vasari,
datata 1550. In questi saloni vi hanno studiato i più grandi dotti
della nostra storia. Nel 1998 la collezione ha traslocato in uno
spazio dedicato a Magliabechi, l'erudito bibliotecario alla corte
dei Medici.
Non tutti sanno che nel cuore degli Uffizi c'è una sontuosa
biblioteca. Raccoglie i volumi di studio e documentazione della
galleria di pittura. Ben 76mila libri, tra cui 470 manoscritti
pregiati come la prima e rarissima edizione delle Vite del Vasari,
datata 1550. Una collezione formidabile annessa alla Soprintendenza
Speciale del Polo Museale di Firenze e conservata per lungo tempo
nei ridotti del Teatro Mediceo attiguo al Gabinetto Disegni e Stampe
del Museo.
Dal 1998 la raccolta è stata collocata in un altrettanto magnifico
contenitore. Il salone dell'ex biblioteca Magliabechiana. Antonio
Magliabechi è stato il primo bibliotecario di casa Medici. Studioso
erudito, è riuscito a raccogliere quasi 30mila volumi personali. A
causa dei suoi molteplici interessi in ogni campo, è stato
sospettato di eresia dall'Inquisizione. La sua personale collezione
lasciata in eredità alla città, ha costituito il nucleo originario
dell'odierna Biblioteca Nazionale.
Curiosa è la storia di questo grandioso salone 'magliabechiano' che
ha visto pensare, leggere e trascrivere per quasi 200 anni i più
illustri studiosi
italiani
e stranieri. Anticamente era sede del cosiddetto Teatrino della
Baldracca. Il teatro cinquecentesco che prendeva il nome dal
malfamato quartiere di osterie e bordelli su cui sorgono gli Uffizi
e dove si esibivano gli attori della Commedia dell'Arte, istrioni
degli spettacoli popolari. Fu Pietro Leopoldo a darlo in carico alle
sobrie cure di Giovan Battista Foggini nel 1743. Al Foggini
appartiene anche il progetto delle scaffalature e delle librerie,
tuttora originali.
Il restauro di una decina di anni fa ha inoltre riportato alla luce
una serie di affreschi inneggianti all'etica e alla cultura ed in
polemica l'antico uso del locale, notiamo la Sapienza che scaccia la
Lascivia. La collezione attuale consta di diverse sezioni. I libri
antichi, gli inventari della galleria, tra cui il primo inventario
della Tribuna degli Uffizi, i manoscritti, le prime e preziosissime
'guide'. Una quantità impressionante di biografie di artisti. Volumi
su musei, collezioni pubbliche e private, di approfondimenti
riguardanti tutto il territorio della provincia. Ma anche i
cataloghi delle mostre a cui gli Uffizi 'presta' le sue opere, in
tutto il mondo. Inoltre il catalogo della biblioteca degli Uffizi è
automatizzato dal 1996, nell'ambito della banca dati Iris
(www.iris.firenze.it/ita/bsu_i.html).
Iris è un'associazione interbibliotecaria che comprende: la
Biblioteca Berenson di Villa I Tatti, la Biblioteca della Fondazione
Roberto Longhi, la Biblioteca dell'Istituto Olandese di Storia
dell'arte, la Biblioteca dell'Opificio delle pietre Dure, la
Biblioteca dell'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento e la
Biblioteca dell'Università Internazionale dell'arte.
«Purtroppo in questo periodo siamo aperti solo un giorno alla
settimana, il venerdì dalle 9 alle 13», ci spiega la squisita
dottoressa Luisa Montanari, vice direttrice della biblioteca. La
causa è quella di una carenza cronica di personale a cui si
aggiungono in questi mesi i corsi di aggiornamento che distolgono
buona parte delle risorse. L'ingresso è riservato agli studiosi e
agli studenti con lettera di accompagnamento. |
|
Museo
di Storia Naturale Sez. di Mineralogia e Litologia Firenze
Venne fondato, nel 1880,
in occasione della catalogazione e della risistemazione della
collezione mineralogica della Specola fondata nel 1775 dal granduca
Pietro Leopoldo di Lorena. Attualmente il Museo è gestito
dall'Università di Firenze che ha provveduto alla catalogazione e
all'allestimento per sezioni cronologiche e tematiche.
La raccolta museale è composta da circa 45 mila esemplari
provenienti da tutto il territorio nazionale e da diverse parti del
mondo. Il nucleo principale è rappresentato dalla collezione medicea
di pietre lavorate: si tratta di gemme e pietre
preziose
lavorate e grezze provenienti dalla Specola e appartenute ai
granduchi fiorentini. A tale collezione appartengono la Coppa in
lapislazzuli realizzata da G. Miseroni, le coppe con le incisioni di
Lorenzo de' Medici e altri esemplari realizzati in metallo e pietre
dure. Sezione a parte è quella che ospita i minerali provenienti
dall'Isola d'Elba tra cui spiccano le tormaline rosa. Tra gli
esemplari più importanti il quarzo dal peso di 180 Kg e
l'acquamarina di 98 Kg provenienti dal Brasile. |
|
Bottega
dell'Opera di Santa Maria del Fiore Firenze
La Bottega
dell'Opera di Santa Maria del Fiore, il delizioso edificio, in via
dello Studio, si occupa della conservazione della cattedrale, del
campanile e del Battistero da quell'8 settembre del 1296, quando si
pose la prima pietra della meraviglia di Arnolfo. Per l'anniversario
le terrazze son state aperte al pubblico gratis: si sono registrate
ben cinquemila presenze. L'antica sede era situata dietro l'abside
della cattedrale: lì, nel 1540, fu realizzato il David. Poi il
trasferimento.
In via dello Studio c'è un grazioso edificio con il tetto a
spioventi che, modesto, si nasconde sotto la mole imponente del
Duomo di Firenze. Capannelli di turisti appiccicano i loro nasi alla
vetrata di ingresso, curiosi di carpirne i segreti. È la Bottega
dell'Opera di Santa Maria del Fiore, il 'back office' che da 713
anni si occupa del mantenimento e della conservazione di tutto il
corredo scultoreo di cattedrale, campanile, battistero e museo
dell'O.P.A., da quando cioè - quell'8 di settembre del 1296 - si
pose la prima pietra della meraviglia di Arnolfo.
La ricorrenza si è festeggiata pochi giorni fa con un bellissimo
concerto di musica sacra e con la visita gratuita delle terrazze del
Duomo che ha registrato ben cinquemila presenze. Nell'ambito delle
iniziative in programma - ci ricorda la dottoressa Anna Mitrano,
attuale Presidente dell'OPA - c'è stata anche l'apertura
straordinaria della Bottega, il cui accesso è consentito ai soli
addetti ai lavori. Nel locale si respira l'aria dell'antica fabbrica
per gli strumenti manuali forgiati nell'acciaio, vecchi a volte di
qualche secolo: subbie, gradine, scalpelli, martelli e un trapano da
marmo uguale in tutto e per tutto a quello usato da Michelangelo e
Donatello, Brunelleschi e Michelangelo.
Alle tecniche manuali, tramandate nei secoli, di generazione in
generazione, si accompagna oggi l'uso di sistemi computerizzati
all'avanguardia e tecniche laser di ultimissima generazione.
Osserviamo rapiti un'equipe di maestri scalpellini, tecnici e
restauratori all'opera tra macchine comuni ad ogni moderno
laboratorio artigiano, tipo la fresa e la sega circolare. Alcuni
stanno lavorando a colonne tortili e parati marmorei di vario
genere.
Arriva sempre qualche 'pezzo' da risistemare, perchè il controllo
dei monumenti, grazie alle gru che lavorano a 75 metri di altezza, è
efficiente e sistematico. In questo momento i maestri stanno
lavorando alla riproduzione in copia del Samuele, una delle sculture
della facciata ottocentesca della cattedrale. Al suo fianco è
presente l'originale con la macchina a punti che serve per la
riproduzione della copia. È invece andato via da poco, e fresco di
restauro, il Profeta pensieroso di Donatello, proveniente dal terzo
ordine del campanile di Giotto.
Il laboratorio di via dello Studio è la moderna collocazione della
bottega dell'Opera del Duomo. L'antica sede era situata in un
ambiente situato dietro l'abside della cattedrale, poi è stata
trasferita nell'edificio adiacente, oggi sede del Museo dell'Opera:
lo stesso per intendersi in cui Michelangelo nel 1504 ha realizzato
il David e dove gli scultori lavoravano sotto una grande tettoia
porticata oggi scomparsa.
Nel Settecento il vecchio cortile è stato lasciato a favore della
rotonda tuttora esistente in piazza delle Pallottole. L'ultimo e
definitivo trasferimento alla sede attuale di via dello Studio
risale alla metà dell'Ottocento. |